ODISSEA
Musa, di un ardente e infranto cuore narra,
che il mare solcò d’echi dispersi e d’ombre,
lo sfumato profilo dei sogni seguendo,
tra l’ira degli dei e isole vaghe.
Degli abissi pellegrino, oh Ulisse,
dallo stanco passo e dal poliedrico ingegno,
del cuore l’orma, ritrovi tra i flutti,
per tornare a cingere di Itaca il cielo.
In spire d’argento ti avvolge la notte,
dove tesse Penelope i giorni e poi li disfa;
Le tue ferite antiche, le sussurra il silenzio,
di un’epopea infinita son cicatrici.
Dei lontani mari guerriero, così,
sei radice e mito, vento e ombra,
viandante eterno, al di là dei flutti,
nella marea che riconduce e doma.
Del cieco poeta narrami, oh Musa,
che di leggende e d’ombre terre percorse,
che l’eco dei flutti con l’anima vide,
e narrar d’altri mari il vento ascoltò.
Di lontane vie demiurgo, oh Omero,
spiegate vele sono le tue parole,
che oltre le sponde del tempo oscillano,
l’orma portando dei tuoi eroi antichi.
Della tua cecità, nel suo buio risplendeva,
cielo e radice, Itaca, eterno miraggio;
di un ritorno promessa, Penelope,
e di Ulisse l’astuzia che sfida la sorte.
Oh, cantore, il vero viandante sei tu,
che in versi d’eternità il destino intessi,
e al mondo lasci immortali storie,
mentre al tuo passo di sogno si piega il mare.
*
"Non esiste un vento favorevole
per il marinaio che non sa dove andare."
Seneca
"Non est ventus secundus naviganti,
qui non scit quo naviget."
La saggezza di Seneca si relaziona con l’argomento della ricerca di una
meta e del viaggio, topico nell'Odissea.
Nonostante le deviazioni e le difficoltà, Ulisse ha sempre chiaro il suo fine:
fare ritorno a Itaca.
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Published on e-Stories.org on 06/26/2021.
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